Forum sul giornalismo musicale, Faenza, #NuovoMei2016
Febbraio 2, 2022Relazione Tavolo CRITICA MUSICALE
(TRADURRE I SUONI IN PAROLE – GLI STRUMENTI CRITICI – CRITICA E GIORNALISMO)
-Che cosa significa fare critica musicale?
Valutare e descrivere, al di là dei propri gusti e nel modo più oggettivo possibile, un’opera musicale o un artista.
-Quali sono gli strumenti critici?
Conoscenza storica ed evolutiva del genere musicale che si sta trattando.
Competenze a livello di teoria e tecnica musicale.
-Quali le caratteristiche che deve avere un critico musicale? Si può essere del tutto oggettivi?
Una cultura musicale superiore e un occhio più disincantato rispetto a quello di un fan. Cercare di essere il più oggettivi possibile. Anche se un artista non ci piace, uscire da quelli che sono i nostri schemi interpretativi per valutarlo senza pregiudizi.
Il critico può aspirare all’oggettività, ma a questa si aggiunge l’emotività (perché l’arte parla all’emozione) e un piccolo margine di soggettività, che può portare personalità al lavoro del critico e contribuire al dibattito. Che cosa ci difende? La chiave di lettura del pezzo che si scrive. Dovrebbe avere un’inattaccabilità di fondo. Argomentare sempre ciò che si scrive.
Successo e valore artistico non sono necessariamente in rapporto. Sono due cose diverse. Citazione Joni Mitchell: “A un certo punto bisogna decidere se si vuole essere artisti o star”.
-Cosa rende “di qualità” un testo critico?
Ci sono varie dimensioni: narrativa, tecnica, analitica, descrittiva.
Capire dove si colloca un artista o un disco in un genere e in uno stile, e se aggiunge qualcosa di nuovo e/o se contribuisce allo sviluppo del proprio mondo musicale.
Valutare anche il valore intrinseco di un lavoro: songwriting, esecuzione/interpretazione, arrangiamento, produzione/registrazione.
Essere musicisti è un vantaggio, si conosce meglio la materia e i termini tecnici. Tuttavia è importante non esagerare, evitare l’analisi tecnica in senso assoluto.
La recensione è anche una possibilità di confronto con il lettore, quindi deve essere personale, senza perdere il taglio analitico.
-Come avviene la traduzione dei suoni in parole?
Se c’è un testo, in funzione del rapporto dialettico tra testo e musica.
Nella musica, attraverso la contestualizzazione del disco e dei suoni, da dove arriva quel sound e come si colloca anche nella discografia dello stesso artista.
Nella parte narrativa, viene fuori l’abilità di “romanziere” del critico/giornalista. Tuttavia questo approccio non dovrebbe essere applicato a tutta la musica, che deve in qualche modo “esserne meritevole”. Il critico è come un medium, aspetta che “gli arrivi” qualcosa per iniziare a scrivere. La musica deve essere capace di accendere un’ispirazione.
-Quale differenza c’è tra un critico e un giornalista?
Quando si fa critica, il giudizio, la valutazione sono fondamentali.
Il giornalista invece fa cronaca, fornisce informazioni, nei suoi testi può non esserci critica. Il cronista porta notizie, senza necessariamente dare un parere.
-Qual è la differenza, per quanto riguarda il rapporto con i lettori, tra cartaceo e internet?
Una volta le riviste avevano un ruolo più informativo, critico e giornalista erano anche informatori e intermediari. Oggi con internet meno. Tutti possono ottenere informazioni con facilità, ad esempio con Wikipedia.
Occorre quindi dare qualcosa in più: approfondimento, accurata verifica delle informazioni e delle fonti, personalità, accendere un dibattito.
La sfida è non farsi influenzare dal pubblico, è importante “scendere a patti” con i social network, mantenendo tuttavia l’atteggiamento critico e l’onestà verso se stessi e nei confronti dei lettori.
Federico Capitoni
Beatrice Ceci
Simonetta Collini
Mario De Luigi
Luca Masperone
Piero Pieri
Alessia Pistolini
Rosetta Savelli
Paolo Talanca
Fabrizio Zampighi
Chiunque può fare il giornalista musicale?
Relazione Tavolo CHIUNQUE PUÒ FARE IL GIORNALISTA MUSICALE?
Esiste un professionismo ed esiste un’informazione parallela che si interessa al mondo della musica e che si muove con modalità diverse e spinta da altre motivazioni. Sono ambiti potenzialmente collegati, ma che tendono a mettersi in contrapposizione.
Il mondo del giornalismo musicale necessita di un riposizionamento dell’offerta e della domanda su più livelli. Quello che in realtà sta accadendo è un livellamento verso il basso, un appiattimento/annacquamento della discussione.
Se la direzione è quella di non fare giornalismo ma di fare mera informazione musicale, il contenuto di qualità non trova spazio, ci si trova a fare tutti le stesse cose senza dare una identità propria.
Trovare tra le pieghe della musica un racconto da portare al lettore può essere una chiave di lettura. Non volendo investire sulla qualità del prodotto professionistico, si è creato spazio per il mondo dell’informazione “open source”.
Il potenziale è enorme, inquadrando questa vastissima offerta e affrontandola ciascun media sul proprio piano, potrebbe invertire la direzione e arrivare a un arricchimento della scena anziché a un impoverimento e a una normalizzazione.
Il valore aggiunto del giornalista è di portare a conoscenza la gente di qualcosa che non sa di voler sapere.
Il professionismo e il dilettantismo hanno un diverso motore, la competenza e la consapevolezza del mestiere da una parte, la passione dall’altra. Questi due mondi possono coesistere e possono attingere dalle reciproche esperienze, ottenendo un arricchimento a vicenda. Il giornalista può pescare dall’immenso bacino della scrittura per passione per rendere questi argomenti fruibili a un pubblico più ampio, e al tempo stesso può far crescere il giornalismo non professionistico in una tendenza al rialzo della qualità.
Dilettanti o professionisti, occorre avere piena consapevolezza di quello che si sta facendo, sapendo di offrire qualcosa perché un certo mercato ce lo chiede ma anche che esiste anche qualcosa di diverso, di altro da quello che siamo abituati a fare, e si può tendere idealmente in quella direzione.
Giò Alaimo
Alessia Avogadri
Giancarlo Bolther
Daniele Di Chiara
Matteo Ferrari
Tito Taddei
Stefano Tesi
Luca Vitali
Vivere di giornalismo musicale. O almeno sopravvivere.
Relazione Tavolo VIVERE DI GIORNALISMO MUSICALE. O ALMENO SOPRAVVIVERE
Tutto il buono che ha portato la rivoluzione web e le tecnologie in generale negli ultimi vent’anni ha fatto riscontrare anche e inevitabilmente ripercussioni negative. In ambito musicale, assistiamo ormai a una produzione di dischi spaventosa. L’abbattimento dei costi di realizzazione di un album ad esempio, han fatto sì che in Italia vengano sfornati centinaia di dischi mensilmente, o non smettono di rimbalzo di nascere e morire webzine nel giro di un nonnulla, mentre nel contempo non smettono di calare i numeri di vendita di dischi e riviste specializzate. Un vero e proprio rovescio della medaglia che in ambito giornalistico ha fatto in modo che anche i semplici appassionati di musica arrivvassero a dire la loro, di contro il proliferare di un evidente qualunquismo per cui ognuno si senta di avere il diritto di dire la propria su qualunque argomento, generalizzando, non solo in ambito musicale, con sempre meno competenza. Il professionismo si è di fatto notevolmente ridotto anche perché in ogni ramo della filiera musicale i compensi sono stati drasticamente ridotti. Chi oggi intendesse intraprendere questa professione deve dunque assemblare più competenze ed esser, ove possibile, ancor più professionale. Ma andiamo con ordine a riassumere i punti trattati: – incompetenza dell’editoria musicale – il capitalismo insito nella cultura – drastica riduzione dei compensi ai professionisti nell’ambito del giornalismo cartaceo, on line, di radio e televisione – calo anche nelle vendite dei giornali cartacei – nell’era social tutti credono di possedere il diritto/dovere di poter esprimere la propria opinione – risorse limitate per il settore costringono il giornalista a reinventarsi – In Italia è impossibile vivere in particolare di “puro” giornalismo musicale – la via della sopravvivenza passa per: 1. l’eclettismo 2. la gestione delle riviste, le tecniche 3. il rispetto dei tempi di consegna di un articolo 4. competenza e professionalità 5. sapersi distinguere 6. avere uno stile proprio
– web come contenitore di tante informazioni
– mancanza di una regolamentazione dei giornali on line
Jacopo Casati
Roberta Comis
Susanna Giusto
Federico Guglielmi
Claudia Marchetti
Marco Messineo
Pasquale Scevola
Alessandro Sgritta
Scrivere di musica nel 2016: le problematiche
Relazione Tavolo SCRIVERE DI MUSICA NEL 2016: LE PROBLEMATICHE
(IL PESO DELLA CRITICA NELL’ERA DI INTERNET – L’ECCESSO DI PRODUZIONE MUSICALE – IL RAPPORTO CON GLI UFFICI STAMPA – COSA RENDE VIRALE UNA NOTIZIA IN AMBITO MUSICALE? – GENERI E MODE GIORNALISTICHE – IL CORAGGIO DI FARE CRITICA VERA – LA DEONTOLOGIA)
1) Qualità della critica
Il gruppo di lavoro ha individuato nel recupero della qualità della critica, che non può prescindere dalla competenza, un mezzo fondamentale per ridare autorevolezza a colui/colei che esercita la critica e ai destinatari della critica stessa, anche per fornire loro un input costruttivo.
Il recupero dell’autorevolezza rende chi scrive libero di esprimere la propria opinione.
Il giornalismo musicale non può limitarsi a riportare acriticamente notizie o comunicati forniti dagli uffici stampa
2) Spazi dati alla musica e alla critica musicale
Chi esercita la critica ha bisogno di ritrovare spazi adeguati nelle specificità delle singole testate. Il tavolo di lavoro propone di radunare prossimamente gli stati generali anche con editori e direttori delle testate per un confronto sul tema.
Qualità della critica e aumento degli spazi sono elementi che permettono di portare alla conoscenza del pubblico una proposta artistica più ampia e alternativa
3) Rapporto ufficio stampa-giornalista
Il compito dell’ufficio stampa è quello di agevolare il lavoro del critico, in un clima di rispetto e valorizzazione delle reciproche competenze.
Roberta Balzotti
Fiippo Caggiani
Simona Cantelmi
Giuseppe Catani
Beatrice Ceci
Annalisa Di Rosa
Daniela Esposito
Luciano Lattanzi
Carlo Mandelli
Michele Manzotti
Federico Savini
Martina Tiberti
Carta stampata, web e altri media: affinità e divergenze
Relazione Tavolo CARTA STAMPATA, WEB, RADIO, TV E ALTRI MEDIA. AFFINITÀ E DIVERGENZE.
CARTELLO PROGETTO “CITA” La comunicazione giornalistica contemporanea utilizza modalità e tempi diversi che hanno come obiettivo prioritario la ricerca del maggior numero di lettori, non necessariamente attraverso la qualità dell’informazione. Se dovessimo attenerci a ciò che l’ordine professionale definisce come attività giornalistica, in alcuni casi non si tratta propriamente di “giornalismo”. Tuttavia i nuovi media digitali utilizzano pesantemente i contributi di “addetti alla comunicazione” non iscritti all’albo (e soprattutto non in-formati sulle loro responsabilità) che hanno però un audience significativa. Di fronte a questa complessità, non ha alcun senso giudicare quale sia il media migliore in ambito musicale. Data per scontata la conoscenza della materia (la musica) pur dalle differenti ottiche di approccio, per un “professionista della comunicazione” è oggi importante approfondire la conoscenza di tutti i media attuali. L’obiettivo è quello di ricominciare a parlare di musica avendo la consapevolezza del proprio ruolo ed evitando di ricadere nella logiche di informazione omologata o peggio ancora dettata dal mercato. Il primo passo è quello di stabilire i paletti di un’informazione corretta dal punto di vista comportamentale, quella che si potrebbe definire “deontologia”, ma che attiene al buon senso di chi è consapevole della propria responsabilità. Il secondo passo è quello dell’apertura a tutte le forme di comunicazione attuale. Non si tratta dunque di prendere posizione rispetto a un media contro un altro, ma di sfruttare le qualità di ciascuno perché il futuro sembra essere proprio quello dell’integrazione. Nell’impossibilità di attivarsi contemporaneamente su carta, web, radio, tv, informazione multimediale, ecc., il giornalista (o il comunicatore) contemporaneo deve puntare infatti a utilizzare differenti canali di comunicazione, meglio se all’interno di una rete costituita da diverse realtà, ciascuna delle quali specializzata in uno specifico canale mediatico. Il nostro tavolo è costituito soprattutto da persone, prima ancora che da testate giornalistiche. Per questa ragione i componenti di questo Tavolo hanno deciso di realizzare, come primo passo concreto di un gruppo di lavoro, una rete di scambio permanente di informazioni che ha l’obiettivo di condividere i contenuti di qualità della personale attività di ciascuno. La promessa è quella di tenersi aggiornati su ciò che di buono accade nel mondo della musica e condividerlo per ampliare la visibilità dei progetti di qualità. Non si tratta solo di “passare informazioni”, ma di integrare i contenuti altrui realizzati su media differenti, all’interno dei propri spazi informativi. 1) Condividere l’informazione sulla musica di qualità 2) Ottimizzare gli strumenti per informare un numero più elevato possibile di fruitori 3)Valorizzare i progetti di qualità
Arianna Ascione
Tiziana Barillà
Luca Bassani
Piero Chianura
Riccardo De Stefano
Elisabetta Malantrucco
Giuseppe Marasco
Francesco Sassi
6) Giornalismo musicale sul web / Gestire una webzine
Relazione Tavolo GIORNALISMO MUSICALE SUL WEB / GESTIRE UNA WEBZINE
Abbiamo individuato alcune criticità nella gestione dell’informazione sui magazine online:
Sostentamento economico del magazine, vendita pubblicitaria ed eventuale redditività
Gestione tecnica del magazine: scelta della piattaforma, programmi di affiliazione commerciale e pubblicitaria
Rapporto qualità/quantità nella gestione dei contenuti
Gestione dei contenuti/Linea editoriale
Rapporti con gli uffici stampa/artisti
Rapporto con i collaboratori
Reale importanza dell’iscrizione all’albo dei giornalisti
All’esisto della discussione abbiamo elaborato la proposta per la creazione di un coordinamento tra gli operatori musicali sul web, che serva come piattaforma di confronto e base di sviluppo per un aggregatore di contenuti. Obiettivo progettuale è realizzare una migliore condivisione dei contenuti, fornire un supporto tecnico per la gestione dei siti, nonché avere maggiore potere contrattuale con i potenziali inserzionisti.
Da ultimo abbiamo evidenziato l’importanza di un primo evento a carattere nazionale come questo, e auspichiamo per il futuro un’evoluzione di questo format come evento sempre meno rivolto agli addetti ai lavori e sempre più al grande pubblico, alternando incontri di approfondimento, concerti, seminari, e ascolti guidati.
Gabriele Antonucci
Giorgio Bonomi
Luca D’Ambrosio
Salvatore Esposito
Paolo Gresta
Simone La Croce
Paola Mascarella
Rossella Vetrano
Giulia Zichella
Giornalismo musicale in radio e tv
Relazione Tavolo GIORNALISMO MUSICALE IN RADIO E TV
Dal confronto è emersa la necessità di creare nuove forme di giornalismo radiofonico che possano avvicinare alla radio chi oramai preferisce il web per ascoltare la musica o scoprire nuove realtà musicali. Pur essendo consci del fatto che sia difficile inventare nuovi format di trasmissioni radiofoniche, l’esigenza di novità, di idee contemporanee e creative sono molto sentite: soprattutto per provare a costruire un rapporto più proficuo tra radio e piattaforme musicali online, immaginando nuovi format capaci di incrociarsi con queste nuove piattaforme, sfruttandone le potenzialità e confermando quella duttilità che ha reso nel corso della sua storia la radio il mezzo di comunicazione più capace di adattarsi alle esigenze di un pubblico in continua evoluzione.
I social network indubbiamente sono un ottimo mezzo per entrare in contatto con chi di solito non ascolta la radio, ma nelle emittenti più piccole, dove non c’è la figura di un social media manager che se ne occupa, tolgono tempo ed energie ai giornalisti (tempo destinato all’ascolto delle musica e alla preparazione delle interviste) , che devono interpretare anche nuove professionalità.
Ci si è interrogati sulle dirette dai festival (sono certamente molto importanti e ricche di contenuti preziosi, ma anche piuttosto impegnative dal punto di vista economico) e ci si è chiesti se l’audience ripaghi lo sforzo fatto dalla radio. Anche i live in studio sono impegnativi, sia dal punto di vista economico, ma soprattutto da quello tecnico. Inoltre il lavoro di recupero del contenuto radio da mettere successivamente sul web (es sbobinare le interviste, creare podcast) risulta un ulteriore impegno e richiede competenze specifiche.
Interessante sarebbe fare una ricerca e capire cosa il pubblico vorrebbe dalla radio. Di sicuro chi la fa vorrebbe educare il pubblico e proporre musica ricercata o nuova, non soltanto rispondere ad una richiesta di hit del momento. C’è inoltre una richiesta maggiore di musica rispetto al parlato, forse proprio dovuto al fatto che i format musicali hanno bisogno di essere modernizzati.
Nessuna delle persone presenti al tavolo si occupa di tv, pare che la musica in televisione non funzioni più (a parte nei talent show), anche in questo campo servirebbero nuovi format. Interessante sarebbe una versione musicale di Gazebo (con l’interazione del pubblico tramite tweet), ma tra le proposte ci sarebbero anche delle trasmissioni condotte da musicisti che intervistano altri musicisti.
Umberto Andreacchio
Elena Castagnoli
Alberto Conti
Fabio Gallo
Marcella Sullo
Barbara Urizzi
Niccolò Vecchia
Relazione Tavolo CRITICA MUSICALE
(TRADURRE I SUONI IN PAROLE – GLI STRUMENTI CRITICI – CRITICA E GIORNALISMO)
-Che cosa significa fare critica musicale?
Valutare e descrivere, al di là dei propri gusti e nel modo più oggettivo possibile, un’opera musicale o un artista.
-Quali sono gli strumenti critici?
Conoscenza storica ed evolutiva del genere musicale che si sta trattando.
Competenze a livello di teoria e tecnica musicale.
-Quali le caratteristiche che deve avere un critico musicale? Si può essere del tutto oggettivi?
Una cultura musicale superiore e un occhio più disincantato rispetto a quello di un fan. Cercare di essere il più oggettivi possibile. Anche se un artista non ci piace, uscire da quelli che sono i nostri schemi interpretativi per valutarlo senza pregiudizi.
Il critico può aspirare all’oggettività, ma a questa si aggiunge l’emotività (perché l’arte parla all’emozione) e un piccolo margine di soggettività, che può portare personalità al lavoro del critico e contribuire al dibattito. Che cosa ci difende? La chiave di lettura del pezzo che si scrive. Dovrebbe avere un’inattaccabilità di fondo. Argomentare sempre ciò che si scrive.
Successo e valore artistico non sono necessariamente in rapporto. Sono due cose diverse. Citazione Joni Mitchell: “A un certo punto bisogna decidere se si vuole essere artisti o star”.
-Cosa rende “di qualità” un testo critico?
Ci sono varie dimensioni: narrativa, tecnica, analitica, descrittiva.
Capire dove si colloca un artista o un disco in un genere e in uno stile, e se aggiunge qualcosa di nuovo e/o se contribuisce allo sviluppo del proprio mondo musicale.
Valutare anche il valore intrinseco di un lavoro: songwriting, esecuzione/interpretazione, arrangiamento, produzione/registrazione.
Essere musicisti è un vantaggio, si conosce meglio la materia e i termini tecnici. Tuttavia è importante non esagerare, evitare l’analisi tecnica in senso assoluto.
La recensione è anche una possibilità di confronto con il lettore, quindi deve essere personale, senza perdere il taglio analitico.
-Come avviene la traduzione dei suoni in parole?
Se c’è un testo, in funzione del rapporto dialettico tra testo e musica.
Nella musica, attraverso la contestualizzazione del disco e dei suoni, da dove arriva quel sound e come si colloca anche nella discografia dello stesso artista.
Nella parte narrativa, viene fuori l’abilità di “romanziere” del critico/giornalista. Tuttavia questo approccio non dovrebbe essere applicato a tutta la musica, che deve in qualche modo “esserne meritevole”. Il critico è come un medium, aspetta che “gli arrivi” qualcosa per iniziare a scrivere. La musica deve essere capace di accendere un’ispirazione.
-Quale differenza c’è tra un critico e un giornalista?
Quando si fa critica, il giudizio, la valutazione sono fondamentali.
Il giornalista invece fa cronaca, fornisce informazioni, nei suoi testi può non esserci critica. Il cronista porta notizie, senza necessariamente dare un parere.
-Qual è la differenza, per quanto riguarda il rapporto con i lettori, tra cartaceo e internet?
Una volta le riviste avevano un ruolo più informativo, critico e giornalista erano anche informatori e intermediari. Oggi con internet meno. Tutti possono ottenere informazioni con facilità, ad esempio con Wikipedia.
Occorre quindi dare qualcosa in più: approfondimento, accurata verifica delle informazioni e delle fonti, personalità, accendere un dibattito.
La sfida è non farsi influenzare dal pubblico, è importante “scendere a patti” con i social network, mantenendo tuttavia l’atteggiamento critico e l’onestà verso se stessi e nei confronti dei lettori.
Federico Capitoni
Beatrice Ceci
Simonetta Collini
Mario De Luigi
Luca Masperone
Piero Pieri
Alessia Pistolini
Rosetta Savelli
Paolo Talanca
Fabrizio Zampighi


